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Rivendico con forza l’autodeterminazione della narrazione che le persone disabili hanno sui loro corpi, la loro estetica e il fatto che dobbiamo essere autonome nella nostra rappresentazione, troppo spesso incasellata in stigmi abilisti che non ci appartengono e che ho sempre rifiutato con tutta me stessa. Per questo e per prendere sempre più spazio nella rappresentazione che ci meritiamo, tengo questo spazio dove autodetermino la mia immagine nella società. Perché in quanto donna disabile il mio corpo è politico tanto quanto le mie parole. E il sistema socioculturale deve abituarsi all’esistenza, alla bellezza e alla poesia delle persone disabili.